Tradizioni e costumi Pasquali delle Marche

La Pasqua è uno dei momenti dell’anno più ricchi di tradizioni costumi ed usanze che ancora nelle nostre Marche sono molto radicati.

Un tempo durante la Quaresima si faceva un lungo periodo di penitenza e purificazione oltre che astinenza dalle carni, così che i pasti diventavano ancora più poveri.

Nella tradizione la Quaresima è rappresentata da un’anziana curva, brutta e brontolona.

La pizza dolce di Pasqua

Ecco alcuni ricordi che mi ha gentilmente fornito Daniele Guerro, storico e grande amante delle Marche e delle tradizioni locali. La Pasqua a Moie di Maiolati Spontini:

“Il Giovedì Santo si officiava in chiesa il rito della lavanda dei piedi e venivano allestiti i “Sepolcri”, con quei solenni ornamenti caratterizzati anche dalle piantine di semi messi a germogliare durante le settimane quaresimali nelle dispense, al buio.

Addirittura anche a scuola insegnavano a fare questi particolari ornamenti rituali vegetali. A Moie i “Sepolcri” venivano realizzati all’interno dell’Abbazia Santa Maria di Moie. Molti ricordano principalmente la semina del grano, ma non solo.

Il grano veniva seminato circa 20 giorni prima del Giovedì Santo , fatto vegetare al buio ed era abbondantemente innaffiato. Il frumento così acquisiva un colore tra il giallo e il bianco. Alcuni seminavano sui vasi dei legumi come ad esempio la cicerchia o i lupini. In particolare tra i ricordi emerge come fossero i contadini a portare gli esemplari più belli, con grandi vasi.

Nel primo pomeriggio del Giovedì Santo venivano legate le campane fino al Sabato Santo in segno di lutto. In sostituzione per annunciare le funzioni di carattere religioso erano dei giovani che suonavano con le Raganelle e solitamente davanti a costoro ce n’erano alcuni più grandi con la battistangola.

La Raganella era uno strumento idiofono costituito da una ruota dentata di legno fatta girare attraverso una manovella che pizzica con i denti una lamella, anch’essa di legno, producendo un caratteristico rumore simile al gracidio delle rane: da qui il nome “Raganella”.

A Moie si era soliti costruire la Raganella con le canne. La stessa funzione veniva svolta dalla battistangola , una tavoletta in legno con applicata una maniglia metallica e delle borchie sulle quali la maniglia sbatteva provocando rumore.

Al Venerdì Santo, dopo la predica delle “tre ore di agonia”, tenuta nel primo pomeriggio , a tarda sera si svolgeva la processione del Cristo morto. Vi era il Cataletto di Nostro Signore, accompagnato da alcune signore con un velo nero e poco dietro la statua della Madonna Addolorata. Un uomo si vestiva da Cireneo e si poneva dietro.

Alla mattina del Sabato Santo venivano sciolte le campane, dopodiché veniva celebrata in Chiesa Santa Maria una funzione religiosa. Appena terminata il parroco iniziava la benedizione delle case con l’acqua benedetta e i chierichetti al seguito tenevano un cestino in mano per raccogliere le offerte che di solito erano le uova.

Il digiuno della Quaresima era terminato, le campane festanti suonavano” l’allegrezza”. Un aspetto tradizionale della mattina di Pasqua erano le uova dipinte. Le uova venivano poste in una pentola con della carta velina colorata , a fine cottura veniva tolta e l’uovo rimaneva colorato.

Altre famiglie moiarole coloravano le uova in altri modi: ad esempio facevano bollire gli spinaci e aggiungevano le uova che assumevano poi il colore verde,oppure per creare l’arancio occorreva aggiungere all’aceto una cipolla rossa. L’abbondante prima colorazione di Pasqua,era un rito molto vissuto e festoso in diverse famiglie.

La tavola era apparecchiata con cura e spesso era la medesima disposizione imbandita ad arte aspersa dall’acqua benedetta al passaggio canonico del sacerdote. Taluni ornavano con nastri multicolori i cesti di uova, salame e crescia. Molti ricordano come la presenza più ricorrente della colazione di Pasqua era la frittata,in particolare con il mentrasto. Il pranzo pasquale era in certe famiglie posticipato proprio per l’abbondanza della speciale colazione mattutina: tradizionalmente la portata centrale era l’agnello arrosto, accompagnato dalle erbe cotte, in apertura c’era sempre un piatto di pasta asciutta o al forno.

(Racconto gentilmente fornito da Daniele Guerro – Moie)

La raganella, strumento musicale della tradizione marchigiana
La raganella, strumento musicale della tradizione marchigiana (foto di Daniele Guerro)

In ogni zona delle Marche con la processione del Venerdì Santo termina il periodo della Quaresima, il digiuno e il mangiare di “magro”.  Il sabato santo si apparecchia la tavola con la tovaglia della festa ricamata rigorosamente a mano e appena le campane si sciolgono dal silenzio si procede con un’abbondante colazione, così come la domenica di Pasqua.

Per rispettare la tradizione si deve imbandire la tavola con Pizza al FormaggioCrescia di Pasqua, la frittata con la mentuccia, fatta con le uova benedette precedentemente dal prete durante la benedizione pasquale nella case, uova sode, affettati misti, l’immancabile ciauscolo, la coratella d’agnello e un bel bicchiere di vino rosso.

I gusci delle uova venivano gettate dai bambini nel fuoco, gesto che sembrava tenere lontano il diavolo dalla casa.

Anche il rametto vecchio dell’ ulivo benedetto si metteva da parte insieme ai gusci benedetti delle uova e trascorsa la S. Pasqua si prendeva il tutto e si bruciava.
La cenere poi si sorgevano nei vasi fioriti o nei campi, come concime e buon auspicio.
Tutto questo per avere un gesto di rispetto e di fede per le cose benedette .

Ancora oggi in tante case e famiglie marchigiane non è Pasqua se a tavola non c’è la Pizza di Formaggio o Crescia di Pasqua, il suo profumo e il suo sapore intenso ci fanno ricordare la bellezza delle nostre tradizioni.
La Pizza di Formaggio avanzata dalla Pasqua spesso viene consumata nella scampagnata di Pasquetta!

La colazione pasquale è così abbondante che mette in secondo piano il  pranzo pasquale. Dopo l’abbondante colazione il pranzo è a base  passatelli cotti sul brodo di gallina, tagliatelle o ravioli al sugo di carne con secondi piatti a base di agnello secondo la tradizione della Pasqua.

Questi preziosi ricordi li ho messi insieme grazie nei racconti dei miei cari oltre le letture in biblioteca negli storici ricettari delle Vergare delle Marche  e al gentile contributo di Daniele Guerro di Moie, storico e grande appassionato della nostra terra.

crescia di pasqua marche
Gli ingredienti della Crescia di Pasqua (Foto Adele Cerisoli)

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