Il ponte di Cecco ad Ascoli Piceno, tra mistero e leggenda

Poco fuori dal centro storico di Ascoli Piceno sorge il più antico ponte della città, il ponte di Cecco che, attraversando il torrente Castellano, conduce al Forte Malatesta.

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Forte Malatesta – Photo Credit Franco Stracci

Il ponte risale al I secolo a.C. e fu edificato con grossi blocchi di travertino e di pietra. Il Ponte di Cecco ha le caratteristiche tipiche dei monumenti di epoca romana grazie alle  sue armoniose linee e proporzioni.

Quello che possiamo ammirare oggi non è l’antico ponte ma una ricostruzione integrale di quello originario, con lo stesso materiale recuperato nelle acque del torrente sottostante dopo la distruzione che avvenne nella seconda guerra mondiale.

Il Ponte di Cecco è lungo 43 metri, largo più di quattro e presenta due arcate asimmetriche, di cui una è il doppio dell’altra.

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Ponte di Cecco – Photo Credit Franco Stracci

La Leggenda del Ponte di Cecco 

La storia del Ponte di Cecco è avvolta tra mistero e leggenda.

La leggenda medievale vuole che il ponte venne costruito in una sola notte dal poeta e astrologo Cecco d’Ascoli, con l’aiuto del diavolo.  La stessa nasce dalla pessima fama di Francesco Stabili, detto Cecco d’Ascoli, condannato a morte come eretico per le sue tesi, scritti e pensieri.

C’è invece chi attribuisce la costruzione del ponte di Cecco appunto a Cecco Aprutino, maestro medioevale, che lo avrebbe ristrutturato nel 1349 su commissione di Galeotto I Malatesta.

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Forte Malatesta – Photo Credit Franco Stracci

Come sono andate le cose non lo sappiamo con certezza ma di fatto il Ponte di Cecco, incastonato nel verde di una rigogliosa vegetazione, è ancora lì, come sospeso, tra mistero leggenda e realtà!

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Ponte di Cecco in notturna – Photo Credit Franco Stracci

Ma chi era Cecco d’Ascoli?

Francesco Stabili di Simeone noto come Cecco d’Ascoli nacque ad Ancarano nel 1269 e fu poeta, medico, insegnante, filosofo, astrologo  e astronomo. Cecco scrisse il poema L’Acerba (una sorta di anti Divina Commedia) e il trattato filosofico cosmografico Sphaera, commento al De Sphaera Mundi di Giovanni Sacrobosco e il De Principiis astrologiae. Per il suo pensiero eterodosso  in materia religiosa e per le sue tesi contenute nei sui scritti, fu condannato al rogo dall’Inquisizione romana.

Avvolte nel mistero anche le sue origini. Si narra che la madre, che era solita frequentare feste orgiastiche in onore della dea Ancharia, la divinità femminile pagana, lo abbia partorito proprio sul prato in cui sorgeva il santuario dedicato alla dea. Cecco era attratto dall’astrologia e dall’astronomia e ben presto acquisì la fama di alchimista e negromante dotato di poteri magici ed esperto conoscitore delle scienze occulte.

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Ponte di Cecco – Photo Credit Franco Stracci

Dopo essere entrato nel piccolo monastero di Santa Croce ad Templum di Ascoli Piceno, nel 1314 si stabilì a Firenze e poi a Bologna qualche anno dopo. Qui insegnò astronomia alla facoltà di medicina dell’Alma Mater e subì la prima condanna per aver fatto commenti negativi sulla religione cristiana. Di fatto Cecco era ammirato e stimato da studenti e colleghi e poco dopo riebbe la cattedra universitaria e venne addirittura promosso di livello.

Tornato a Firenze nel 1326 fu nominato medico di corte da  Carlo, Duca di Calabria, figlio primogenito del Re Roberto d’Angiò (1309-1343).

A Firenze Cecco iniziò a comporre l’Acerba, un poema didascalico in sestine. In quest’opera, oltre ai frequenti attacchi alla Divina Commedia dantesca, vista come la negazione della “scienza vera” da lui esposta nell’Acerba, sono raccolte nozioni riguardanti l’etica, l’astronomia, l’astrologia, la medicina, la meteorologia e la fisiognomica.

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Forte Malatesta – Photo Credit Franco Stracci

Anche la causa della sua morte rimane avvolta nel mistero e diverse sono le ipotesi.

Oltre alla fama di eretico che si era conquistato si racconta che sia stato proprio il Duca di Calabria a sospettare della sua buona fede dopo che Cecco aveva fatto un oroscopo negativo alla figlia Giovanna, predicendo per lei un futuro di dissolutezza e di depravazione.

Come altri intellettuali del suo tempo, dediti anche loro allo studio dell’alchimia e dell’astrologia, discipline non ufficialmente vietate ma considerate eretiche dalla chiesa, Cecco d’Ascoli venne condannato al rogo dall’Inquisizione e arso vivo davanti alla basilica di Santa Croce a Firenze nel 1327.

Si narra che la forte e multiforme personalità di Cecco sembrò resistere anche alle fiamme del rogo. Qualcuno lo sentì urlare così:

“L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!”.

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Ponte di Cecco – Photo Credit Franco Stracci

Un ringraziamento particolare a Franco Stracci che con i suoi scatti rende questo articolo ancora più interessante.

 

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